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SALVA I FIUMI

Conoscere per salvare. Questo l'obiettivo di
"Salva i fiumi", la campagna in difesa
dell'ambiente fluviale promossa dalla
Associazione Italiana Rafting in
collaborazione con Ciesse. "Salva i fiumi" è
aperta alla collaborazione di tutti coloro che
vogliono proteggere un ambiente naturale
minacciato dall'uomo e dai suoi interventi.

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Canoa Club per l'ambiente

RIPRODUCIAMO UNA MAIL CHE CI E' GIUNTA.

ATTENZIONE !!! Vogliono fare una diga sul torrente VANOI l’unico torrente trentino ancora selvaggio che scorre in una valle incontaminata. Per questo, tutti i canoisti sono invitati ad un raduno che si terrà sabato 23 e domenica 24 maggio presso l’imbarco del tratto basso sotto l’abitato di Canal San Bovo con ritrovo ad ore 11.00 di sabato .

Canoa Club Trento - via F. Fontana, 22 - Trento - Canoa Club Trento - via F. Fontana, 22 - Trento -

COMUNICATO STAMPA del 18 maggio 1998

VANOI DA SALVARE:

Il dibattito in merito alla previsione di casse di espasione per regolare le piene lungo il fiume Brenta ha portato importanti categorie economiche a riesumare un progetto antico ormai di molti anni: LA DIGA DEL VANOI! Lo scopo dichiarato è trattenere le piene prima che esse arrivino in pianura, quindi costruire grandi dighe di laminazione nelle valli alpine. Ciò rappresenta tra l'altro l'occasione per realizzare una grande opera pubblica (affari) perseguando la laminazione delle piene (diga da mantenere vuota per riempirla nei casi di evento eccezzionale), la produzione di energia elettrica (necessità di avere l'invaso almeno mezzo pieno per giustificare almeno in parte gli investimenti) e avere un bacino per l'alimentazione irrigua (bacino da riempire nei periodi di morbida e da rilasciare durante le magre): una gestione impossibile e poco attendibile. Nel nostro caso, la proposta viene dal Consorzio di bonifica "Pedemontano Brenta", ovvero realizzare una grande diga alta oltre 120 metri, capace di 33 milioni di metri cubi d'acqua, nella disabitata Val Cortella al confine tra la regione Veneto e la provincia di Trento. In realtà la motivazione della proposta è di evitare di farsi carico di problemi che solo se distribuiti lungo un intero territorio comportano una coscienza dei fenameni naturali ed una maturazione collettiva con assunzione di responsabilità, quindi la proposta si configura a tutti gli effetti come la volontà di scaricare l'oneroso compito di trattenere le precipitazioni ai territori di montagna in una valle scarsamente abitata, marginale da tutto, quasi sconosciuta se non dai canoisti e dai pescatori.

Inoltre, nella valle del Vanoi, per iniziativa della Trentino Energia, si prospettano due nuove centraline idroelettriche: la prima sul torrente Vanoi Alto a monte della centrale di Caoria e la seconda sul torrente Lozen a monte dell'opera di presa ENEL. Le due centraline idroelettriche si collocano all'interno di un quadro di sfruttamento delle acque locali assai emblematico per capire cosa significa la rapina delle risorse locali (vedi tavola 1) tra l'altro determinando una portata in alveo a valle delle opere di captazione uguale a zero!!. Il torrente Travignolo con la diga di Fortebuso (capacità pari a 32 milioni m3) è totalmente deviato in altro bacino e turbinato presso la centrale di Caoria; da lì, raccolte le acque del Vanoi alto e del torrente Lozen, è veicolato alla centrale di S. Silvestro per finire nel torrente Cismon e, dopo pochi metri, per finire nell'invaso di Valschener (capacità pari a 4,5 milioni m3).

Per manifestare la nostra contrarietà al depauperamento delle risorse naturali, per salvaguardare uno dei pochi torrenti delle Alpi orientali rimasto navigabile e di eccezzionale bellezza, per contribuire a tutelare un lembo importante e selvaggio di Trentino, sabato e domenica 23 e 24 maggio "discesa-manifestazione" in canoa sul torrente Vanoi e raduno di amici e appasionati.

Fulvio Forrer

VANOI DA SALVARE

 Uno studio condotto dall'Università di Grenoble (F) nel 1994 su incarico della CIPRA (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi) ha misurato che meno del 10% dei fiumi compresi nella regione alpina può ancora cinsiderarsi in condizioni di naturalità!

 Sulla base di tali drammatiche rilevazioni l'obiettivo perseguito nella stesura del "Protocollo Energia" della Convenzione delle Alpi (accordo per la salvaguardia del terrotorio alpino sottoscritto da Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Slovenia e Lichtenstein) é stato quello di introdurre nel governo della "cosa" pubblica nuovi presupposti e normative capaci di salvaguardare il patrimonio delle acque e riportare i corsi d'acqua in condizioni di vitalità.

 Allo stato attuale fiumi e torrenti alpini, privati del loro elemento fondamentale, sono di fatto scomparsi a favore di un proscigamento calcolato e operato con varie motivazioni, primi tra tutti gli sfruttamenti a scopi idroelettrici e irrigui. A peggiorare la situazione viene la sistematica artificializzazione dei letti di scorrimento operata con opere idrauliche e di laminazione che banalizzano queste insostituibili arterie del territorio trasformandole in canali di rapido deflusso: alla memoria e alle immagini da cartolina è delegata la suggestione dei giochi d'acqua.

 I danni peggiori sono ormai già stati fatti, la capacità autodepurativa di fiumi e torenti alpini è ormai fortemente compromessa e i tempi di corrivazione sono stati drammaticamente accellerati, quindi piene sempre di elevate e siccità sempre più accentuate. I corsi d'acqua sono nei territori alpini l'ecosistema di più delicata evoluzione fisica, chimica, biologica ed energetica svolgendo, tra l'altro, un importante ruolo turistico-ricreativo, fondamentale per le economie locali.

 Nonostante tutto ciò sia ormai di dominio pubblico e appartenente alla cultura dei nostri giorni la situazione delle acqua appare come irrimediabilmente destinata a naufragare verso i lidi delle grandi opere di ingegneria idraulica o nei meandri di qualche interesse "particolare".

  Il dibattito in merito alla previsione di casse di espasione per regolare le piene lungo il fiume Brenta ha portato importanti categorie economiche a riesumare un progetto antico ormai di molti anni e abbandonato: trattenere le piene prima che esse arrivino in pianura, quindi costruire grandi dighe di laminazione nelle valli alpine. Nel nostro caso specifico, proposto dal Consorzio di bonifica "Pedemontano Brenta", realizzare una grande diga capace di 33 milioni di metri cubi d'acqua, sul torrente Vanoi, nella disabitata Val Cortella al confine tra la regione Veneto e la provincia di Trento. Tale opera finalizzata genericamente per la laminazione delle piene, verrebbe così a rappresentare anche l'occasione per costruire un grande serbatorio d'acqua a scopi irriguo, nonché un ulteriore bacino per produrre energia elettrica. In realtà la motivazione è quella di evitare di farsi carico di problemi che solo se distribuiti lungo un intero territorio comportano una coscienza dei fenameni naturali ed una maturazione collettiva con assunzione di responsabilità, quindi la proposta si configura a tutti gli effetti come la volontà di scaricare l'oneroso compito di trattenere le precipitazioni ai territori di montagna. In fin dei conti una valle scarsamente abitata, marginale da tutto, quasi sconosciuta se non dai canoisti e dai pescatori, rappresenta un ottima occasione per fare affari e perpetuare così la politica di gestione del territorio usando le risorse collettive a favore di pochi, quindi depaurerare chi non può lamentarsi.

 Inoltre, nella valle del Vanoi, per iniziativa della Trentino Eneregia, si prospettano due nuove centraline idroelettriche: la prima sul torrente Vanoi Alto a monte della centrale di Caoria e la seconda sul torrente Lozen a monte dell'opera di presa ENEL. Le due centraline idroelettriche si collocano all'interno di un quadro di sfruttamento delle acque locali assai emblematico per capire cosa significa la rapina delle risorse locali (vedi tavola 1) tra l'altro determinando una portata in alveo a valle delle opere di captazione uguale a zero!!. Il torrente Travignolo con la diga di Fortebuso (capacità pari a 32 milioni m3) è totalmente deviato in altro bacino e turbinato presso la centrale di Caoria; da lì, raccolte le acque del Vanoi alto e del torrente Lozen, è veicolato alla centrale di S. Silvestro per finire nel torrente Cismon e, dopo pochi metri, per finire nell'invaso di Valschener (capacità pari a 4,5 milioni m3).

 Cosa si può pensare di una vallata che, potenzialmente ricca di acque dalla quali trarre benefici e innumerevoli motivi di risorsa economica e valorizzazione del proprio patrimonio, si trova tra le proprie risorse un patrimonio virtuale?

 Così distanti da proclami d'intenti, disattendendo le dichiarazioni di risanamento e recupero dei territori alpini, giustificando le pretese di un economia agricola cieca e spregiudicata, trascurando la ricerca di alternativa, sottovalutando i limiti di possibile sfrtuuamento, mercificando, monetizzando e politicizzando ogni genere di risorsa, calpestando tutti i diritti di sopravvivenza degli ecosistemi naturali, prevaricando su cultura, benessere e razionalità.. è finalmente chiaro che non c'è volontà di rimediare alle piaghe inferte al territorio e alle cominità montane. Pur negli anni dei grandi fabbisogni economici, si riesce ancora a far nonostante tutto politica distruttiva all'insegna dell'assenza di limiti.

 In conclusione, dato il valore canoistico sia del torrente Travignolo (IV• e V•), sia del torrente Vanoi (tratto alto V•, tratto basso IV• e III•), per rivendicare la necessità di salvaguardare gli ultimi corsi d'acqua navigabili e per affrontare tale emergenza ambientale, verranno organizzate dal Canoa Club Trento idonee iniziative, compresa una "discesa fluviale guidata - manifestazione di protesta". Affiancati a Comitati, Enti, Associazioni, cittadini siamo pronti a battagliare per scongiurare e scoraggiare qualsiasi iniziativa che possa cancellare una risorsa dell'intera Società come lo è il torrente Vanoi.

  Fulvio Forrer

 Comitato trentino permanente per la difesa delle acque

Flavio Taufer

 


UNA RACCOLTA DEI COMUNICATI STAMPA EMESSI DAL CANOA CLUB E PUBBLICATI DALLA STAMPA

Lettera Aperta al presidente dell'unione pesca sportiva

Oggetto: Risposta a lettera polemica di un pescatore

Egr.Direttore Sondrio 17-01-97

UNIONE PESCA SPORTIVA

Avv. Diego Muffatti

V.Fiume 85

23100 SONDRIO

Egr. Direttore,

sul numero due della rivista Pescare in Valtellina, da Lei diretta, è apparsa una lettera che fa riferimento al "problema canoisti" sulla quale ci piacerebbe dire la nostra.

Non essendo nostro campo, non vogliamo entrare in merito alle dissertazioni in materia di pesca fatte dal sig. Riccardo Passera, che firma la lettera in questione. Dobbiamo notare che il sig. Passera è particolarmente alla regolamentazione sfrenata fintanto da proporre dei limiti all'accesso al fiume per i canoisti, ed una tassa sullo sfruttamento delle acque.

Il nostro Canoa Club, che rappresenta circa 400 soci ogni anno, effettua nei week-end da giugno a ottobre, con battelli pneumatici e canoe, circa due discese al giorno (una il mattino e una il pomeriggio) sul tratto di fiume Adda da Stazzona - Castello dell'Acqua. Posso assicurarLe che i rapporti con i pescatori sono di reciproco rispetto, tanto che gli episodi di intolleranza verificatesi nel 1996 sono stati solo due e, guarda caso, non si trattava di pescatori valtellinesi.

Vorremmo ricordare al sig. Passera che chi usa le Vie d'Acqua per la navigazione, non ha bisogno di seminare qualche milione di pesci l'anno, per divertirsi però, ha bisogno di più acqua di quella che serve ai pescatori; (infatti sborsiamo all'ENEL qualche milione ogni qualvolta dobbiamo organizzare delle competizioni.)

Il concetto che il sig Passera esprime nella conclusione della sua lettera è che i canoisti si limitano a godere del fiume senza fare nulla per il mantenimento del "bene acqua", quindi è giusto che paghino una tassa e si attengano a dei regolamenti (di chi?) . Questo ci sembra superficiale, inaccettabile, ed offensivo.

Vorremmo ricordare le battaglie che dal 1982 il Canoa Club Valtellina combatte con ENEL, Magistrato del Po e Genio, per il mantenimento del "nostro bene comune", che per noi non è solo l'acqua, ma soprattutto l'integrità dell'ambiente naturale del fiume e la lotta agli assurdi manufatti artificiali su alvei e sponde.

Il Sig. Passera è probabilmente convinto di poter risolvere il problema della tutela del "bene acqua", con il pagamento di una tassa o di una tessera ad una associazione.

Certo ci piacerebbe poter usufruire di infrastrutture come quelle della Val di Sole, ai piedi del Tonale, piazzole di imbarco e sbarco, segnaletica nel fiume e aree di pic-nic attrezzate sulle sponde, ma non ci illudiamo di poter competere con delle regioni autonome. Siccome siamo realisti, ci limitiamo a tentare di salvaguardare quel poco di buono che ancora abbiamo. "Marchiamo stretto", anche fotografando, chi esegue lavori su sponde e alvei, impediamo, quando ci riusciamo, che vengano frantumati i massi degli alvei per farne delle sponde, insomma, nel nostro piccolo, ci diamo da fare.

Non inseguiamo regolamenti assurdi!. L'obiettivo comune da perseguire con i pescatori è proprio quello della difesa attiva del nostro ambiente, nessuno lo conosce come noi, nessuno può farsene carico meglio di noi.

Non illudiamoci che qualcuno lo faccia per noi.

Il Segretario

Michele Testini


Lettera Aperta al sindaco di Sondrio e al presidente della Provincia

Oggetto: Lavori sul fiume Adda

emessa da Sondrio il 11-03-96

Abbiamo letto con una certa soddisfazione, sul settimanale la Provincia della scorsa settimana, una presa di posizione sui lavori di arginatura selvaggia in corso di realizzazione sul fiume Adda alle porte di Sondrio.

Diciamo" con una certa soddisfazione" in quanto per una volta non sono i soliti canoisti o pescatori a denunciare metodologie di arginatura che risalgono ad oltre un secolo fa, che non tengono conto dell'impatto ambientale, della fruizione del fiume e soprattutto delle nuove tecnologie di bioingegneria.

Dopo denunce alla procura, esposti, raduni ecologisti, articoli di denuncia ecc. abbiamo abbandonato, anche per un senso di solitudine, la lotta contro i mulini a vento rappresentati dal magistrato del Po, che ha potere assoluto di competenza sulle opere da realizzare sull'asse del nostro fiume. Ci limitiamo ad intervenire personalmente sui cantieri per trattare, di volta in volta con il direttore dei lavori, il minore dei mali.

Pur nella disgrazia di avere un'Adda inesistente per gran parte del suo tratto iniziale, turisticamente parlando la Valtellina ha la fortuna di avere uno splendido tratto di fiume; l'Adda, da Stazzona a Castello dell'Acqua, rappresenta un tratto navigabile adatto anche ai principianti, scorre in un'ambiente naturale inimmaginabile per chi non sia un pescatore, un canoista o un semplice appassionato degli splendidi sentieri delle sponde. (Prima dei lavori post alluvione il tratto interessante arrivava sino a Sondrio)

Ogni qualvolta leggiamo di finanziamenti in arrivo per il riassetto idrogeologico, ci rassegniamo a dire addio all'aspetto naturale di un'ansa erosa e ci prepariamo a raccontare ai nuovi soci del club, che scendono in gommone la prima volta sul fiume, i guasti al delicato equilibrio dell'assetto del fiume causati da quel piccolo tratto di scogliera in sasso che ha raddrizzato l'ansa erosa.

(Un esempio tangibile è l'insabbiamento del laghetto a monte del ponte in località S.Giacomo causata dal raddrizzamento di un'ansa che rallentava la corrente.)

Non ci siamo mai spiegati perchè da noi non si riuscisse almeno a copiare le opere realizzate sul fiume Noce in Trentino; nella vicina Val di Sole le sponde hanno almeno scalette di accesso al fiume con tanto di indicazioni. Abbiamo voluto approfondire personalmente la questione con il geom Patelli che segue in Valtellina i lavori del magistrato del Po'; ebbene la questione è una sola:Autonomia Legislativa in materia.

Proprio così, da noi non è prevista e quindi si deve sottostare alle norme valide in tutta Italia. Chiunque richieda un'accesso al fiume ne diviene poi unico responsabile. Inutile dire che nessuno si sogna di rischiare anche penalmente.

Questa vuol essere una dichiarazione di adesione all'appello di Molteni se si traduce però in una seria presa di posizione, con il coivolgimento anche della Amministrazione Provinciale, in merito all'autodeterminazione delle politiche idrogeologiche, che possono magari possono rientrare nel capitolo "sfruttamento delle acque" che nessuno vorrebbe veder passare sopra le nostre teste per approdare in Regione.

Il Presidente Il segretario

Donato Avv.Lucini Michele Testini


Lettera aperta sulla discarica di Saleggio

emessa da Sondrio, il 30 dicembre 1996

indirizzata a:

PROVINCIA DI SONDRIO

ORGANI DI STAMPA

Le recenti vicissitudini del capitolo rifiuti e della discarica di Saleggio, ci impongono una riflessione:

L'Adda e il territorio limitrofi sono stati considerati e per molti continuano ad esserlo, luoghi in cui confinare, di volta in volta, rifiuti, silos, discariche ecc. Nel nostro piccolo ci sforziamo di far vivere un fiume troppo spesso dimenticato; dopo aver raggiunto faticosamente un intesa, seppure tacita, con ENEL ed Aem, da dieci anni organizziamo una prova di Campionato Italiano di diversi sport fluviali, da sette anni abbiamo creato una scuola che attira durante l'estate centinaia di turisti; Tutto questo nella speranza che anche qui, come nella vicina Valle di Sole per il Noce, si possa considerare il fiume come supporto ad un turismo che sempre di più ricerca il contatto con la natura.

Proprio in questo periodo, come facciamo da quattro anni a questa parte, stiamo mettendo a punto la nostra partecipazione alla Borsa Internazionale del Turismo in uno stand con le altre scuole di Canoa e Rafting del nord'Italia. E' nostra intenzione puntare, per la prossima stagione estiva, proprio sulle discese in gommone dell'unico tratto di fiume Adda ancora per molti versi immune da opere di cementificazione: Tresenda -Castello dell'Acqua.

Purtroppo gli interessi in campo nel capitolo rifiuti sono talmente ampi che un'associazione come la nostra non può certo far pesare da sola la pur importante opera svolta sull'Adda. La nostra speranza resta quella che i nostri amministratori abbandonino l'atteggiamento di "gestione dell'emergenza" nel nome della quale vengono approvate discariche come quella di Saleggio. Non ci dispiacerebbe che si prendesse esempio anche dai nostri vicini svizzeri che, nella valutazione su costi e benefici, danno un peso alla salvaguardia del territorio che nel nostro paese non esiste; O meglio tiene conto solo del valore catastale dei terreni.

Il Presidente Il Segretario

Donato Avv. Lucini Michele Testini


Adda, lavori rifacimento sponda loc. Casacce (So)

emessa da Sondrio il 02-05-1994

Indirizzata a:

COMUNE DI PONTE IN VALTELLINA

MAGISTRATO DEL PO

PROCURATORE CAPO DELLA PROCURA

DELLA REPUBBLICA c/o Pretura di Sondrio

 

Dobbiamo constatare che nell'alveo del Fiume Adda sulla sponda orografica sinistra, a valle del ponte in oggetto, è stata realizzata una strada sterrata che ha distrutto uno dei rari greti del fiume Adda completamente naturali.

Da contatti verbali con il Sig. Bonvini per il Comune di Ponte in V. e il sig. Bedonni per il Magistrato del Po, sembra sia risultato indispensabile realizzare tale opera al fine di sostituire delle gabbie di sostegno nei pressi del ponte.

Da documentazione fotografica in nostro possesso è dimostrabile che, per la costruzione di detta strada sterrata, oltre a materiale di riporto siano stati utilizzati massi prelevati dall'alveo del fiume, massi di particolare conformazione geologica con marmitte di rara bellezza.

Fermo restando la gravità a livello di impatto ambientale, gradiremmo, al momento della rimozione della strada, essere contattati per fornire le indicazioni necessarie al ripristino dei massi più caratteristici nei loro insediamenti originari. La segreteria del nostro Club è disponibile al n. 0342-212123

Ci è gradita l'occasione per porgere i nostri migliori saluti.

Il Presidente

DONATO LUCINI


L'effetto di questa lettera fu immediato, l'ingeniere del Magistrato del Po responsabile dei lavori chiamò personalmente il segretario del Canoa Club, Michele Testini, a sovraintendere ai lavori di ripristino in alveo.


Segnalazione di pericolo

Spedita da Sondrio 02-05-1994

a:

COMUNE DI TEGLIO

CORPO FORESTALE STATO

MAGISTRATO DEL PO.

PROCURATORE CAPO DELLA PROCURA

DELLA REPUBBLICA c/o Pretura di Sondrio

Dott.GIANFRANCO AVELLA

Con la presente intendiamo segnalare una situazione di grave pericolo, per l'occlusione della luce centrale del ponte sul fiume Adda in località Tresenda, nel comune di Teglio, determinata da alcuni alberi alla deriva.
Gli alberi semisommersi, specialmente se in piena corrente, rappresentano un pericolo mortale per chi si trovi imprigionato sia in canoa che a nuoto.

Il tratto di fiume Adda da Tirano a Chiuro è molto frequentato per la bellezza e la facilità del percorso da canoisti Valtellinesi e non; Sarebbe opportuno provvedere all'immediata rimozione degli alberi incastrati alla base del pilone del ponte che rappresentano anche un ostacolo al deflusso delle acque dell'Adda in caso di piena.

Ci è gradita l'occasione per porgere i nostri migliori saluti.

Il Presidente

DONATO LUCINI


Dopo alcuni mesi la risposta del Magistrato del Po, che è l'organo competente rispose dicendo che gli alberi non costituivano un problema al deflusso delle acque. - No comment -


Per ulteriori informazioni, contattare:

Canoa Club Valtellina
V. Ca'Bianca 41 - 23100 Sondrio
Tel: (0342) (212123)
Fax: (0342) (510044)
Posta elettronica: Canoa@provincia.so.it

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